Il post terremoto: come affrontare la paura e il disagio della distruzione? Ecco il decalogo delle azioni creative che sostengono bambini, adolescenti e anziani nell’emergenza psicologica post-terremoto. Il decalogo è stato curato dalla Fondazione Fabbrica della Pace Movimento Bambino Onlus.
1) Il terremoto è un’esperienza estrema e drammaticamente stressante per tutti. E, nei sopravvissuti, determina in seguito disturbi post-traumatici di varia entità e natura. Disturbi che colpiscono gli adulti e, ancora più intensamente, i minori, quali: insonnia, incubi, problemi alimentari (anoressia, bulimia), ripiegamento su se stessi, isolamento, chiusura depressiva, aggressività, rabbia, senso di colpa e impotenza. Disturbi che è necessario affrontare sia con il supporto delle cure farmacologiche sia, e soprattutto, con il sostegno psicologico individuale e di gruppo. Disturbi che, peraltro, si placano e possono essere superati se chi è stato coinvolto – minore, adulto, anziano – può esprimere o rappresentare il terribile sgomento provato, utilizzando proprio quei linguaggi per la comunicazione e l’integrazione sociale (mimico gestuale, verbale, grafico pittorico, fiabico, poetico, teatrale, musicale, fotografico, filmico ecc.), che debbono essere messi a disposizione di chi vuole rielaborare “creativamente” esperienze traumatiche. Poiché così esse possono, nel tempo, essere affrontare, rivisitate, superate, trasformate, abreate.
2) Per evitare che “la paura si cronicizzi” e si trasformi in uno stato di angoscia pericoloso e limitante a livello psicofisico, soprattutto se gli eventi sismici non si risolvono in breve ma persistono, bisognerà organizzare e affrontare, unitamente ai soccorsi materiali tesi a garantire lo sgombero delle macerie, il ripristino dei servizi per il sostegno psicologico della popolazione.
3) E in particolare i bambini e gli adolescenti hanno bisogno che le loro famiglie e gli adulti di riferimento intorno a loro siano sostenuti, attraverso il lavoro terapeutico (individuale e di gruppo) anche e soprattutto per elaborare, personalmente e collettivamente, i gravi traumi vissuti ed essere così in grado di assistere e contenere i minori.
4) E, ancora, nel post terremoto i bambini e i preadolescenti hanno bisogno di tornare subito e anzitutto a scuola, di frequentare quotidianamente le lezioni e di trovare, proprio lì, l’appoggio e il contenimento di maestri e professori, a loro volta sostenuti da équipe medicopsicopedagogiche, che possano aiutare insegnanti, bambini e ragazzi a elaborare socialmente il dolore, la paura, l’angoscia di morte che hanno individualmente e collettivamente vissuto.
5) Nello specifico, i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti hanno bisogno di essere stimolati, individualmente e in gruppo, a esprimere i loro dolorosi, angosciosi, traumatici vissuti del terremoto, attraverso il disegno, il gioco, la drammatizzazione, la fiabazione, la scrittura, la verbalizzazione, la musica, l’uso della fotografia e dei filmati, ecc.
6) In tal senso vanno allestiti negli spazi organizzati per accogliere, post terremoto, le attività didattiche, anche e stabilmente, laboratori di animazione culturale all’interno dei quali invitare a partecipare gli anziani, come testimoni dell’identità locale. I laboratori di animazione culturale con le loro attività creative, di ricerca e progettuali, potranno infatti aiutare i bambini, preadolescenti e adolescenti a contenere e a condividere, soprattutto con gli anziani, il trauma patito, trasformando l’angoscia di morte, che il terremoto ha scatenato in loro, e i sensi di colpa che sempre accompagnano i “sopravvissuti”, soprattutto se hanno perso familiari, amici e/o compagni di scuola.
7) Inoltre, per ripristinare “la condizione iniziale” in cui essi si trovavano prima che l’evento sismico la snaturasse, introducendo nella loro vita l’esperienza psicofisica ed affettiva della paura intensa, del dolore, dell’orrore, bisognerà favorire e valorizzare tutte “le azioni positive e liberatorie” che possano favorire tale “equilibrio”, ri-sintonizzando la mente, il corpo e i comportamenti su “nuovi equilibri“, conquistati con il coraggio della consapevolezza, la libertà dell’espressione, la responsabilità delle azioni.
8) Pertanto, anche la possibilità per i bambini, i preadolescenti, gli adolescenti coinvolti dal sisma di andare, se possibile insieme agli anziani, a testimoniare nelle scuole di altri paesi, cittadine, città vicine o meno l’esperienza vissuta, coinvolgendo altri ragazzi e adulti attraverso attività culturali e creative, potrebbe rappresentare un momento altamente liberatorio. Per “ripristinare equilibri” indispensabili nel post-terremoto a ricostruire il tessuto connettivo della condivisione sociale.
9) E, infine, la raccolta di tutte le produzioni culturali e creative, che verranno espresse dai bambini, preadolescenti e adolescenti, nelle scuole “riattivate” sui luoghi del sisma, sia per chi è stato direttamente colpito, sia per chi ne è stato coinvolto attraverso l’informazione, potrebbe costituire il patrimonio, individuale e collettivo, di testimonianza a sostengo del “recupero post terremoto”. Un patrimonio da organizzare (ad esempio, in mostre, manifestazioni, manifesti, filmati) e da far “circuitare” nelle scuole e negli spazi culturali di tutto il Paese, attivando scambi e momenti di informazione e formazione su come reagire per contenere gli effetti post-traumatici, individuali e collettivi, di un evento così stressante.
10) Queste attività, dunque, potrebbero favorire ogni reinserimento e ogni ricostruzione, anzitutto e soprattutto, psicofisica ed emotiva dei minori coinvolti e degli anziani protagonisti e testimoni di radici, cultura, continuità, ma anche degli adulti intorno a loro: genitori, insegnanti, educatori, operatori della comunicazione, dello sport e della spiritualità. E potranno costituire un ponte di comunicazione costante tra luoghi e le persone ferite dal sisma e l’attenzione degli altri. Un ponte capace di esorcizzare la solitudine, l’isolamento, la perdita di beni e radici, la paura di essere dimenticati dopo l’eclatanza della tragedia.
Ringraziamo la prof.ssa Maria Rita Parsi e i suoi collaboratori per questo prezioso contributo e per averlo messo a disposizione anche dei nostri lettori.