Il neuroscienziato John Medina (2010, Naturalmente intelligenti. Istruzioni per lo sviluppo armonioso del cervello dei bambini della prima età. Bollati Boringhieri, Torino) propone efficacemente di pensare all'emozione come a dei “post-it”, delle etichette che inducono il cervello a prestare attenzione a qualcosa.
Quando un bambino è piccolo, prova emozioni, ma gli mancano i filtri adeguati per applicare queste etichette. E allora piangere è un mezzo efficace e diretto per far sì che l’adulto metta un post-it su di lui/ lei.L’attenzione dell’adulto è, infatti, fondamentale per la sopravvivenza dei bambini, per questo motivo piangono quando hanno paura, fame, quando sono stupiti, sovrastimolati, si sentono soli o per mille altre ragioni ancora.
Inoltre, i piccoli non sanno parlare, per cui etichettare verbalmente un’emozione – importante per la regolazione emotiva – non è ancora possibile. Questo può essere confusivo per il cervello del bambino, che vive emozioni e sensazioni, talvolta anche mescolate tra loro. E tutto questo può sembrare così intenso, da spaventare perché fuori controllo.
I bambini esprimono le emozioni in maniera indiretta, non sanno ancora comunicarle efficacemente e possono non esserne consapevoli… non è semplice cogliere con gli stia succedendo.Per capire il comportamento di un bambino e fornirgli i post-it adeguati/sintonizzati a ciò che sta vivendo, è necessario prestare attenzione al contesto, allo scenario emozionale in cui si esprimono i comportamenti di un bambino.
In definitiva… alleniamoci a osservare e a creare connessioni: lo scenario ci parla del bambino e il bambino ci parla dello scenario in cui vive.
Giulia Cavalli
Articolo comparso su Educare 03, 2015, n.2.