Meno diffusa è invece una coscienza generale, anche da parte del mondo dei professionisti della musica, dell'importanza del fare musica attivamente tramite la voce e il canto e con il proprio corpo. In quanto processo autogenerato, il canto è in grado di dar vita a effetti diversi rispetto a qualsiasi altra attività di produzione musicale. Il canto ha un vero e proprio potere "terapeutico", che attinge direttamente al senso profondo della parola terapia, ovvero quello di "cura", ed in questo senso è uno strumento indispensabile per "prendersi cura" del proprio organismo dal punto di vista psichico e fisico. Sulla base di queste premesse, è stato creato il progetto riportando il suono laddove c'è il rumore.
Ma entriamo nel Bosco Canoro....
I bambini vengono accompagnati in un luogo abitato da Fate e Folletti che amano il Canto. Ci si trasforma in folletti, in leoni, in serpenti, in alberi, in pioggia.... e si gioca con la voce e con il canto, diventando i protagonisti di una favola musicale.
Il tema e lo sfondo musicale, sul quale i bambini imparano a tracciare semplici melodie, sono creati appositamente per il percorso. Le basi musicali sono in parte preregistrate, in parte eseguite dal vivo con la chitarra acustica, la cui timbrica contribuisce da un lato a facilitare la costruzione di un ambiente rasserenante, dall'altro a favorire i processi di plasticità cerebrale grazie alla considerevole attivazione interemisferica cui dà luogo l'ascolto musicale, rafforzando così la plasticità cerebrale già indotta dal canto.
Le canzoni sono introdotte con gradualità, seguendo il rimo naturale di apprendimento, e generalmente precedute da un tema in forma strumentale. Solo a seguito dell'incorporazione delle canzoni, ai bambini sono affidati strumenti a percussione che supportano e danno espressione oggettuale alla ritmicità, affiancando il battito delle mani e dei piedi che spontaneamente emergono già dai primi incontri.
La favola musicale alterna diversi pattern melodici, armonici e ritmici, in funzione dello stato emotivo che si vuole elicitare per favorire ora l'allegria e l'espressione, ora la distensione e la calma.
Gradualmente il bambino impara come produrre le stesse situazioni, generando con la propria voce e il proprio corpo momenti a tono emozionale distinto, che lo aiutino a regolare la sua sfera psicofisica.
La costruzione delle melodie è diretta a sollecitare in maniera costante, le strutture prepote all'emissione del suono, al fine di indurre la contemporanea attivazione vegale con effetto di equilibrio omeostatico.
Federica Berti
Articolo comparso suEducare 03, 2015, n. 1.